Le catene muscolari

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La concezione dei muscoli come enti singoli e divisi fra loro, è ormai sorpassata, ora siamo più propensi ad individuare tutti i muscoli collegati tra loro tramite la fascia connettivale, come a creazione di una lunga catena miofasciale. Ciò significa quindi che i muscoli non sono del tutto indipendenti, ma essendo collegati strettamente, risentono della posizione e dell’attività degli altri, ovvero è difficile isolare funzionalmente un muscolo come un organo dal suo insieme. Un gruppo di muscoli tesi, eccitati, in funzione, esercita su quelli vicini un’attivazione sia fisica (dovuta alla tensione della fascia), sia nervosa (neuroni eccitati, eccitano quelli vicini). Questa visione globale della muscolatura spiega molto bene concetti importanti per la visione del corpo umano, della postura e del movimento, come l’elasticità muscolare, dipendente anche dall’elasticità dell’insieme.

La prima importante studiosa ad individuare il metodo delle catene miofasciali fu F. Meziers che definiva le catene muscolari come “un insieme di muscoli poliarticolari e con la stessa direzione, che si succedono scavalcandosi, e ciò senza soluzione di continuità, come le tegole di un tetto”, proprio lei, divise le catene cinetiche muscolari in due tipi:

  • catene muscolari statiche, necessarie per assumere e mantenere la postura statica;
  • catene muscolari dinamiche, responsabili del movimento e delle posture dinamiche.

Dopo di lei, Bousquet definì “le catene muscolari sono un insieme di muscoli collegati tra loro da una specifica finalità funzionale. Queste catena sono fondamentali in quanto realizzano in modo concreto lo schema posturale elaborato a livello cerebrale, come i fili che sostengono i burattini. Un buon equilibrio tra le varie catene muscolari si traduce in un buon equilibrio posturale”.

Correlando il movimento del corpo all’ambiente circostante si può ottenere un’ ulteriore suddivisione:

  • Catena cinetica aperta: il sistema in cui l’estremità distale (più lontana dal centro del corpo) è svincolata, cioè libera. Per esempio l’arto inferiore in movimento durante la deambulazione, il lancio di un oggetto, l’estensione di un arto…

  • Catena cinetica chiusa: l’estremità distale è fissa, non è cioè libera di muoversi durante l’esecuzione. Nella stessa deambulazione l’arto inferiore che rimane in appoggio è vincolato, gli arti superiori durante un piegamento o gli arti inferiori nell’esecuzione di uno squat o un affondo.

  • Catena cinetica frenata: quando nel sistema la parte distale è frenata, ovvero lavora contro una resistenza che però non è del tutto vincolante, se essa è uguale o inferiore al 15% della resistenza massimale che la catena può spostare, si può ritenere la catena poco frenata, se invece supera il 15%, la catena è molto frenata, ovvero si ottiene una condizione che limita l’apparato locomotore nella sua libertà di movimento.

La suddivisione delle catene muscolari è stata più volte vista e rielaborata da diversi autori, Busquet (1994) suddivide le catene del corpo in concatenazioni muscolo-connettivali in base alla funzione:

  • Catena miofasciale statica posteriore: di natura fasciale, ha funzione antigravitaria, favorendo la stazione eretta;
  • Catena miofasciale retta anteriore: determina la flessione delle dita del piede, del ginocchio, dell’anca e del tronco;
  • Catena miofasciale retta posteriore: determina l’estensione delle dita dei piedi, del ginocchio, dell’anca e del tronco;
  • Catena miofasciale crociata posteriore: determina supinazione del piede, extra-rotazione di tibia e femore, allungamento funzionale dell’arto inferiore, torsione del tronco;
  • Catena miofasciale crociata anteriore: determina pronazione del piede, rotazione interna di tibia e femore, accorciamento funzionale dell’arto inferiore, torsione del tronco.

Stecco (2007) suddivide i sistemi del tronco, arto superiore e inferiore in sequenze di unità miofasciali e centri di coordinazione. L’unità miofasciale è formata dalle unità motorie coinvolte nello spostamento di un segmento in una specifica direzione e dalla sovrastante fascia. Nella fascia che si collega alle fibre muscolari di ogni unità miofasciale si trova il centro di coordinazione, mentre della fascia stesa sopra l’articolazione si trova il centro di percezione. Il centro di fusione gestisce i movimenti complessi del corpo umano. E’ interessante notare la sovrapposizione tra queste concatenazioni e i sistemi dei meridiani di agopuntura.

Myers (2001) nei suoi studi individua: 5 concatenazioni, definite linee, per il mantenimento della postura eretta; altre due connessioni miofasciali, definite linee funzionali, per le gestualità specifiche (es. gesti sportivi); infine una profonda frontale collegata a tutti i movimenti in generale e in modo specifico all’adduzione dell’anca e alla respirazione diaframmatica.

Ragionare sulle catene muscolari, e non sul singolo muscolo, è quindi spesso la soluzione a molti problemi posturali e di esecuzione di gesti tecnici o comuni, lavorare sull’intera catena cinetica porta benefici anche su gruppi muscolari apparentemente distanti.

BIBLIOGRAFIA

Busquet L: Le catene muscolari. Arti inferiori. Vol IV Marrapese Editore, Roma 1996

Busquet L: Le catene muscolari. Tronco e colonna cervicale. Vol I Marrapese Editore, Roma 1994

 

Myers TW: Anatomy trains. Churchill Livingstone, Edimburg 2001

 

Stecco L, Stecco C: Manipolazione fasciale. Parte pratica. Piccin-Nuova Libraria, Padova 2007

Stecco L: La manipolazione neuroconnettivale. Editore Marrapese, Roma, 1996

Beatrice Cavalloni | Apr 9, 2018

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